E’ sicuro investire in Bitcoin?

BitCoin rappresentano la più famosa criptovaluta al mondo e, ad oggi, sono tanti coloro che decidono di investire denaro per cercare di guadagnare denaro dalle fluttuazioni con l’euro e il dollaro. Certo è che dopo l’attacco al famoso sito Bitfinex, ad inizio di agosto 2016, in molti si sono chiesti se investire in BitCoin è sicuro.

 

Investire in Bitcoin è sicuro?

Dei dati recenti che sono stati resi noti da Reuters, mostrano che un terzo delle piattaforme di trading in Bitcoin è stata violata e quasi la metà ha chiuso i battenti nel corso dei dodici anni e mezzo da quando questa criptovaluta è entrata in scena.

Questo rischio crescente per chi ha dei depositi in Bitcoin è aggravato dal fatto che non c’è nessuna assicurazione ad assorbire le perdite, anche se molti siti di scambio criptovaluta si comportano come delle banche online.

Non solo questo approccio aumenta il rischio legato alla sicurezza di investire in Bitcoin, ma espone di fatto gli investitori ad accettare delle regole non completamente sicure nel tentativo di guadagnare denaro.

Purtroppo, episodi come quelli di Bitfinex rappresentano sempre un’avversità per i Bitcoin e per le criptovalute in generale, anche perché limita in qualche modo la portata dell’investimento.

Studio sulla sicurezza dei Bitcoin

Uno studio finanziato dal Dipartimento statunitense per la sicurezza interna e condiviso con Reuters, mostra che dalla creazione dei Bitcoin, nel 2009, e fino a marzo 2015, il 33% di tutti gli scambi Bitcoin operativi durante quel periodo sono stati hackerati. Il dato rappresenta una delle prime stime sull’entità delle violazioni della sicurezza nel mondo di questa criptovaluta.

Il confronto con le banche…

Al contrario, i dati del Clearinghouse Privacy Rights, un’organizzazione no-profit, hanno dimostrato che delle 6.000 banche operative degli Stati Uniti, solo 67 hanno sperimentato una violazione dei dati divulgata pubblicamente tra il 2009 e il 2015: circa l’1% del totale delle banche americane.

… e con le borse
Tra le borse di tutto il mondo, tuttavia, le violazioni di sicurezza sono molto più numerose dato che gli hacker sono attratti dai grandi movimenti di denaro. L’ultima indagine su 46 borse valori pubblicata tre anni fa da parte della International Organization of Securities Commissions e dalla World Federation of Exchanges ha trovato che più della metà aveva subito un attacco informatico.

Recupero delle perdite

Un fattore chiave legato al rischio dei Bitcoin e che fornisce un aiuto concreto nel capire se è sicuro investire in Bitcoin e quanto denaro si può investire in Bitcoin, riguarda se i clienti vengono rimborsati dopo la perdita a seguito di un hack. Ogni chiusura e violazione sono state gestite, fino ad oggi, in modo diverso, ma secondo gli esperti i rischi di perdere i fondi è reale.

Nel caso di Bitfinex, che oggi è perfettamente funzionante dopo l’hack del 2 agosto, i clienti hanno perso il 36% delle attività che avevano sulla piattaforma e sono stati compensati con dei gettoni di credito che possono essere convertiti in azioni nella società madre. Al contrario, gli ex clienti della MtGox di Tokyo, devono ancora recuperare i loro investimenti più di due anni dopo la chiusura.

A proposito di perdite, vogliamo invitarvi a leggere questo articolo sul crollo dei Bitcoin del 5 gennaio 2017, le cui cause non sono ancora conosciute ma potrebbero riportare alla Cina e alla volontà del paese orientale di puntellare la propria valuta.

Il futuro della sicurezza dei Bitcoin

Gli esperti dicono che le aziende che operano come banche, come Bitfinex, rimarranno vulnerabili. Questi exchange agiscono come wallet di custodia, che controllano le valute digitali degli utenti come le banche fanno con i depositi della clientela.

Proprio le grandi quantità di denaro che si vengono a creare sono un obiettivo interessante per gli hacker e, come ha detto Darin Stanchfield, CEO di KeepKey, fornitore di wallet hardware, anche nel futuro bisogna aspettarsi che questi attacchi possano accadere ancora, nonostante gli sforzi per migliorare la sicurezza degli scambi. Purtroppo, a causa della sua natura irreversibile, i bitcoin richiedono una sicurezza quasi perfetta.

fonte: http://www.forextradingitalia.it/sicuro-investire-bitcoin

Pesi Black list 2017

Paesi Black List 2017l’elenco completo delle nazioni che vi rientrano è stata aggiornata l’ultima volta nel 2002 da un Decreto del Ministero delle Finanze. La Black List include quei Paesi a ‘fiscalità privilegiata’ che rientrano all’interno di un regime di osservazione speciale.

Va ricordato però che dal 2017 non vige più l’obbligo di comunicazione delle operazioni effettuate tra l’Italia ed aziende domiciliate in Paesi appartenenti all’elenco della Black List.

A dare un colpo di spugna alla norma è stata la Legge di Stabilità 2016 che ha cancellato i commi dal 10 al 12-bis dell’articolo 110 del Tuir.

In linea generale si definisce “paradiso fiscale” quel Paese che, contemporaneamente, presenta le seguenti condizioni:

  • tassazione bassissima;
  • scarsa disponibilità allo scambio di informazioni con altri Paesi.

La Black List per il 2017 perde quindi di ogni valore ai fini della deducibilità dal momento che anche i Paesi che sono compresi all’interno dell’elenco sono soggetti a normale tassazione. Se quindi l’ultima versione aggiornata della Black List rimane formalmente in vigore, di fatto ne sono state annullati tutti i suoi effetti. Per i Paesi che sono rientrati all’interno dell’elenco completo non rimane altro che una mera indicazione.

Entro la fine del 2017 dovrebbe invece essere elaborata una Black List di rango europeo che mira a superare la frammentazione dei vari elenchi nazionali. La nuova classifica dei Paesi etichettabili come paradisi fiscali dovrebbe quindi pubblicata entro i prossimi sulla base di criteri condivisi all’interno dell’Unione Europea.

Paesi Black List 2017: elenco completo

Per l’elenco completo dei Paesi che appartengono alla Black List 2017 faremo riferimento alla circolare 39 del 26 settembre 2016 dell’Agenzia delle Entrate che fornisce un’utile riassunto sulla situazione dei Paesi inclusi all’interno della classe dei paradisi fiscali. In quella circolare infatti è stato stilato un elenco completo e aggiornato dei Paesi che rientrano all’interno della Black List che è anche attualmente valido.

I Paesi che sono annoverati all’interno della Black List, e che quindi erano soggetti a dichiarazione indipendentemente dal tipo di società o soggetto con la quale si era effettuata l’operazione, sono i seguenti:

Andorra, Bahamas, Barbados, Barbuda, Brunei, Gibuti, Grenada, Guatemala, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Vergini statunitensi, Kiribati, Libano, Liberia, Liechtenstein, Macao, Maldive, Nauru, Niue, Nuova Caledonia, Oman, Polinesia francese, Saint Kitts e Nevis, Salomone, Samoa, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Sant’Elena, Sark, Seychelles, Tonga, Tuvalu, Vanuatu

Ricadono inoltre all’interno dell’elenco della Black list anche altri Paesi, per i quali sono però salvati alcuni settori o attività specifiche. Tali sono le nazioni che sono comprese all’interno dell’articolo 2 del DM del 23 gennaio 2002.

Sono solo due i Paesi che rientrano all’interno di questa classificazione:

  • Bahrein, ma sono escluse le società che svolgono nel Paese attività di esplorazione, estrazione e raffinazione nel settore petrolifero;
  • Monaco, con esclusione delle società che realizzano almeno il 25% del fatturato fuori dal Principato;

A determinare l’elenco completo dei Paesi che rientrano all’interno della Black List concorrono anche delle attività o delle società particolari che hanno sede in alcune nazioni ben definite.

Rientrano in questa ulteriore classificazione una serie di Paesi (12 in tutto) che sono ricompresi all’interno dell’articolo 3 del già citato Decreto Ministeriale.

In questa sezione dell’elenco completo della Black List rientrano anche quelle attività o quei soggetti che nei Paesi elencati usufruiscono di regimi fiscali agevolati analoghi a quelli sotto osservazione. Ecco l’elenco completoaggiornato dei Paesi che vi rientrano con le relative attività:

  1. Angola, con riferimento alle società petrolifere che hanno ottenuto l’esenzione dall’Oil Income Tax, alle società che godono di esenzioni o riduzioni d’imposta in settori fondamentali dell’economia angolana e per gli investimenti previsti dal Foreign Investment Code;
  2. Antigua, con riferimento alle international business companies, esercenti le loro attività al di fuori del territorio di Antigua, quali quelle di cui all’International Business Corporation Act, n. 28 del 1982 e successive modifiche e integrazioni, nonché con riferimento alle società che producono prodotti autorizzati, quali quelli di cui alla locale legge n. 18 del 1975 e successive modifiche e integrazioni;
  3. Costarica, con riferimento alle società i cui proventi affluiscono da fonti estere, nonché con riferimento alle società esercenti attività ad alta tecnologia;
  4. Dominica, con riferimento alle international companies esercenti l’attività all’estero;
  5. Ecuador, con riferimento alle società operanti nelle Free Trade Zones che beneficiano dell’esenzione dalle imposte sui redditi;
  6. Giamaica, con riferimento alle società di produzione per l’esportazione che usufruiscono dei benefici fiscali dell’Export Industry Encourage Act e alle società localizzate nei territori individuati dal Jamaica Export Free Zone Act;
  7. Kenia, con riferimento alle società insediate nelle Export Processing Zones;
  8. Mauritius, con riferimento alle società “certificate” che si occupano di servizi all’export, espansione industriale, gestione turistica, costruzioni industriali e cliniche e che sono soggette a Corporate Tax in misura ridotta, alle Off-shore Companies e alle International Companies;
  9. Panama, con riferimento alle società i cui proventi affluiscono da fonti estere, secondo la legislazione di Panama, alle società situate nella Colon Free Zone e alle società operanti nelle Export Processing Zones;
  10. Portorico, con riferimento alle società esercenti attività bancarie ed alle società previste dal Puerto Rico Tax Incentives Act del 1988 o dal Puerto Rico Tourist Development Act del 1993;
  11. Svizzera, con riferimento alle società non soggette alle imposte cantonali e municipali, quali le società holding, ausiliarie e “di domicilio”;
  12. Uruguay, con riferimento alle società esercenti attività bancarie e alle holding che esercitano esclusivamente attività off-shore.

Incentivi Fotovoltaico 2017

Quali sono gli incentivi per il fotovoltaico che l’anno nuovo porta con sé? Nel 2017 conviene ancora parlare di energia rinnovabile, quali risorse economiche mette a disposizione lo stato per chi decide di acquistare dei pannelli fotovoltaici?

Che i pannelli fotovoltaici sono una risorsa economica grande se utilizzati nel modo corretto lo si sa.
Ma quali sono gli incentivi per tutte quelle persone che vogliono comprarsi un pannello solare nel 2017 oppure come cambiano le cose per tutti quelli che i pannelli fotovoltaici c’è l’hanno già?
Andiamo a vedere insieme la Legge di Bilancio 2017 e le conseguenze sugli incentivi e detrazioni fiscali.

Incentivi fotovoltaico 2017: cos’era Conto Energia?

Facciamo un passo indietro e andiamo a vedere come il governo si è comportato negli anni passati con gli incentivi sui pannelli fotovoltaici.

Conto Energia si chiamava il programma del governo Italiano che incentivava tutti i privati o comunque tutti quelli che possedevano impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica per la produzione di energia sostenibile.

Questo sistema di incentivazione è stato introdotto in Italia nel 2005 con il Decreto Ministeriale del 28 luglio chiamato: “Primo Conto Energia” successivamente regolato da altri Decreti fino all’ultimo: il “Quinto Conto Energia” pubblicato il 5 luglio del 2012.

Incentivi fotovoltaico 2017: Legge di Bilancio

Finalmente per tutti coloro che aspettavano notizie sugli incentivi per i pannelli fotovoltaici è stata approvata la Legge di Bilancio nel 7 dicembre scorso:

“Approvata Legge di Bilancio 2017: detrazioni 50% e 65% fino al 2018. Per i Condomini: eco-bonus prorogato fino al 2021. Per alberghi e agriturismi: detrazioni al 65%.”

Andiamo a capire cosa significa questa Legge di Bilancio 2017 e se conviene ancora investire sul fotovoltaico.

Incentivi fotovoltaico 2017: detrazioni fiscali e incentivi

Detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia, riqualificazione antisismica e riqualificazione energetica ecco tutto quello che c’è da sapere sulla nuova manovra di bilancio 2017:

  • Aumento detrazioni del 50% per gli interventi sulla ristrutturazione edilizia è stata prorogata fino al 31 dicembre 2017. Tra questi lavori di ristrutturazione rientrano gli impianti fotovoltaici e i sistemi d’accumulo.
  • Aumento detrazioni del 65%per la riqualificazione energetica prorogata anche questa fino al 31 dicembre 2017.

A queste detrazioni ne hanno diritto condomini e imprese che hanno sostenuto le spese per:

  • Risparmio energetico per il riscaldamento;
  • l’installazione di pannelli solari;
  • la sostituzione di impianti a climatizzazione invernale (caldaie, pompe di calore).

La novità la troviamo per i condomini infatti come dice la legge di stabilità 2017, solo per questi, le detrazioni del 65% sono state prorogate fino a tutto il 2021.

Infine come lo stabilisce la Legge di Stabilità 2017 c’è un super ammortamento del 140% dove rientrano praticamente tutti coloro che hanno intenzione di acquistare macchinari per interventi legati all’energia rinnovabile ( ad esempio fotovoltaico e solare termico) e quelli per la riqualificazione energetica (come pompe di calore).

FONTE: http://www.risparmio-energetico.com/Incentivi-fotovoltaico-2017-quali.html

Come trovare nuovi clienti

Le 4 strategie di base per acquisire clienti e far crescere l’impresa, ovvero come trovare nuovi clienti partendo dalle basi

Quante volte ti sei chiesto come trovare nuovi clienti per la tua attività commerciale? Acquisire clienti rappresenta una delle operazioni più complesse in assoluto ma, con i nostri 4 consigli riportati di seguito, potrai aumentare le possibilità di successo e raggiungere l’obiettivo con maggiore semplicità! Pronto? Iniziamo subito!

Sfrutta il potere della pubblicità

Che si tratti di campagne televisive, radiofoniche, cartacee o digitali, il risultato non cambia: paghi per ottenere visibilità e farti conoscere da persone potenzialmente interessate ai tuoi servizi. Scegliere l’advertising implica la consapevolezza di dover investire cifre più o meno consistenti per tempistiche più o meno lunghe ma, anche chi parte da zero a gestisce imprese piuttosto piccole, ha la possibilità di optare in favore di queste soluzioni perché, soprattutto online, i budget e i limiti dei costi per sostenerle vengono stabiliti dall’inserzionista stesso. Vuoi sponsorizzarti tramite Facebook o Google AdWords? Fissa un budget quotidiano (anche 5 euro al giorno) e trasmetti il tuo messaggio direttamente alla fascia di consumatori più in target.

Non dimenticarti mai poi di:

  • parlare alla persona non al cliente;
  • differenziarti dalla concorrenza;
  • scegliere il valore più importante ed unico del tuo prodotto ed esaltarlo;
  • incitare la persona all’azione!

Punta sul passaparola

Visto che ti stiamo spiegando come trovare clienti per la tua azienda, dobbiamo assolutamente fare una precisazione importante: partendo dal presupposto che, anche un solo cliente soddisfatto corrisponde ad un cliente ben disposto nei tuoi confronti e pronto a consigliarti ai suoi contatti (amici, conoscenti, colleghi, ecc.), se pensi che il tuo operato possa garantire un buon livello di soddisfazione, punta con grande sicurezza sul passaparola: uno strumento estremamente efficace, in grado di semplificarti al massimo la ricerca e l’acquisizione di nuovi contatti.

Certo, dirai, non posso aspettare che siano gli altri che si attivino per trovare dei nuovi clienti per la mia attività. Hai ragione! Il passaparola può essere stimolato ad esempio con eventi o offerte particolari come le classiche “porta un amico”, gli sconti di gruppo possono essere molto efficaci o ancora richiedere ai clienti soddisfatti di lasciare una recensione online…basta avere un po’ di fantasia il più delle volte!

Fai network

I meeting, le fiere, gli eventi: tutti ambienti assolutamente proficui dove incontrare nuove persone e stringere relazioni che ti permettano di farti apprezzare per quello che vali davvero. Se vuoi riuscire nell’intento di trovare clienti, devi prima di tutto saperti mettere in gioco ed attirare l’attenzione degli altri mostrando spigliatezza nel modo di porti, professionalità e competenza. Come speri di farti notare da colleghi e consumatori se resti sempre chiuso in ufficio? Esci, interagisci, relazionati al prossimo e dimostra a tutti il tuo vero potenziale

Ovviamente anche il web in questo può fare la sua parte, partecipare alle giuste discussioni online, frequentare le community di riferimento e utilizzare i social network può fare la differenza se fatto nel modo giusto!

Stringi alleanze strategiche

Se arrivati a questo punto ti stai ancora chiedendo come trovare nuovi clienti in modo semplice ed immediato, vogliamo consigliarti di intraprendere la strada delle alleanze strategiche con altre realtà affini alla tua.

Gestisci una web agency specializzata in realizzazione e posizionamento siti web ma non sai creare le App per i dispositivi mobile? Se conosci altre realtà capaci di offrire questo genere di servizio, cerca un modo per avviare collaborazioni vantaggiose per entrambe le parti: loro ti consigliano per il posizionamento, mentre tu li tieni presenti quando ricevi richieste che non sai gestire internamente.

Oppure hai una pizzeria e vicino c’è un piccolo Hotel? Proponigli di fare il pane fresco ogni giorno per le colazioni del giorno dopo. Loro guadagnano in qualità ad un piccolo prezzo, tu puoi chiedere in cambio della pubblicità o una convenzione per i clienti!

Così facendo, oltre a trovare ed acquisire clienti senza eccessivo sforzo, puoi anche entrare a far parte di una coalizione vincente. D’altronde, come dice il proverbio, l’unione fa la forza.

 

Fare Networking

11 CONSIGLI SU COME FARE NETWORKING AL TOP

Andare a un evento dedicato al networking è un po’ come andare a un primo appuntamento. Vengono mille dubbi su cosa indossare, si ripassa mentalmente cosa dire e ci si preoccupa di pause imbarazzanti e mani sudate.

La buona notizia è che si può fare pratica con i primi incontri come questi, che col tempo possono diventare più semplici – se non altro, quelli legati al networking. Con un po’ di esperienza sarete presto in grado di socializzare e tessere nuovi legami come dei veri professionisti e, perché no, in questo modo potreste anche riuscire a ottenere il lavoro dei vostri sogni.

1. REGOLE BASE

Dovrebbe essere ovvio, ma ripetere non fa mai male: sorridete, siate alla mano e gentili ma non condividete troppo su voi stessi. Fate domande (aperte), ascoltate in modo attivo, mostrate autentico interesse e fate una buona impressione con le vostre domande in follow-up.

2. CHI PRIMA ARRIVA…

Arrivare elegantemente in ritardo è solitamente una cosa molto “giusta”, ma non quando si tratta di networking: arrivare presto dà il vantaggio di trovare un ambiente meno affollato e non ci sarà bisogno di interrompere le persone per iniziare una conversazione (chi fa networking, di solito, ha tempo ed energie in abbondanza per parlare con gli altri).

3. ABBIATE UNA STRATEGIA

Poche persone includono il networking nella lista delle loro attività preferite, quindi scegliete un obiettivo: parlare con 10 persone o restare per un’ora all’evento. Dopodiché premiatevi e puntate più in alto la prossima volta.

4. MAI SENZA BIGLIETTI DA VISITA

I biglietti da visita sono la moneta degli eventi di networking: portatene con voi e scambiateli. Se volete fare la differenza, scegliete biglietti da visita a tinta unita, con una forma o un contenuto brillante. Non esagerate però a fare gli spiritosi, o le persone potrebbero decidere di usare il vostro biglietto da visita come stuzzicadenti.

5. PRENDETE APPUNTI

Fa sempre piacere quando le persone prestano attenzione a ciò che diciamo. Un semplice trucco per ricordare i dettagli, le storie e gli aneddoti consiste nello scrivere qualche nota dopo esservi congedati da qualcuno con cui volete avere un follow-up: gli hobby e le passioni sono argomenti perfetti per rompere il ghiaccio.

6. IL FOLLOW UP

Alcuni dopo un appuntamento galante seguono la regola dei 3 giorni, ma per chi fa networking vale la regola del giorno dopo: il follow-up va fatto entro 24 ore (massimo 48). Le e-mail sono un modo rapido per farlo: guadagnate punti extra agli occhi del destinatario aggiungendo dei riferimenti a una storia, un articolo o un aneddoto di cui avete parlato (e che vi siete annotati)

7. INCONTRATEVI DI PERSONA

Cercare di attirare l’attenzione di qualcuno via e-mail può essere complicato: a volte è più facile incontrarsi di persona. Dopo un positivo contatto iniziale, proponete un appuntamento per un caffè o per un pranzo (di lavoro), per assicurarvi che l’incontro abbia uno scopo. Il tempo è denaro, dopotutto.

8. LA MAGIA DEI SOCIAL MEDIA

I Social Media sono i vostri migliori amici quando si tratta di networking: guardando le foto per ricordarvi i volti o controllando carriere e portfolii, potete facilmente fare le vostre ricerche ed entrare in contatto prima o dopo l’evento.

9. SIATE PAZIENTI

Il networking è una questione di dare e ricevere. Non riguarda solo voi e la prossima scelta di carriera, ma si tratta anche di un investimento e di aiutare gli altri a presentarsi a qualcuno, o di fare loro un favore.

10. QUALITÀ, NON QUANTITÀ

Un contatto di qualità vale di più di 20 contatti superficiali. Tuttavia, avrete probabilmente bisogno dei 20 contatti superficiali per arrivare al più prezioso. (Sì, proprio come negli appuntamenti). Quindi chiacchierate come se fosse la vostra professione finché arriverà la vostra occasione.

11. COLTIVATE IL NETWORK

Avete chiacchierato, avete collezionato una pila impressionante di biglietti da visita e creato qualche contatto online. Magari avete anche organizzato un appuntamento per un caffè. In teoria, potreste adagiarvi sugli allori, no? Assolutamente no! Il lavoro è appena cominciato. Ora dovete coltivare le relazioni: tenere i contatti, inviare biglietti di auguri per le vacanze e assicurarvi che non si dimentichino di voi. Non potete sapere quando avrete bisogno di loro.

Come vendere all’estero

Con un mercato nazionale in ristagno e crisi dei consumi, alle aziende italiane anche piccole si pone la necessità di guardare fuori dal nostro contesto domestico ed aprirsi ai mercati d’oltralpe per cercare clienti e vendere all’estero pena il rischio di veder, talvolta, minata la sopravvivenza stessa aziendale.

A questo proposito il web si presta benissimo per: il recupero di quote attraverso la ricerca di clienti esteri oppure lo stringere accordi e joint venute con realtà economiche oltre confine.

Ma va fatto con precisione e solo dopo un’attenta analisi di mercato.

Tralasciamo in questa sede le collaborazioni e joint venture aziendali e trattiamo della ricerca di nuovi clienti esteri tramite il web.

Usualmente quando con le aziende che seguiamo decidiamo di affrontare l’avventura estera partiamo con il sondare il mercato di riferimento attraverso un’ analisi dello stesso che conduciamo nei principali motori di ricerca della nazione in questione.

Per esempio se il mercato è tedesco “interpelliamo” www.google.de oppure www.google.at per verificare intanto (nella lingua del Paese) se sono presenti competitors nazionali e/o esteri, se sulla base della loro presenza a pagamento (pay per click) stazionano nelle prime posizioni del motore e per quanto tempo, se vi è richiesta in termini di ricerche medie mensili per i prodotti offerti dall’azienda italiana, ecc.

Per fare tutto questo utilizziamo il selettore di parole chiave offerto da Google Adwords impostando come parametri di scelta ed analisi: lingua tedesca e mercato di riferimento Germania (o la lingua e il Paese di riferimento nel quale vogliamo proporre i prodotti dell’azienda cliente).

Effettuata tale analisi e verificato la presenza di un mercato che spende per quel prodotto, decidiamo la strategia di entrata.

Di solito proprio perchè l’azienda italiana (il nostro cliente) non aveva considerato prima la possibilità di entrare in quel determinato mercato estero e quindi non si era creata una presenza stabile in esso, la maniera più veloce di entrata è quella di posizionarla a pagamento. Questo avviene per i termini di ricerca, in lingua estera, che dalle nostre analisi sono risultati i più richiesti e rispetto ai quali esiste un mercato disposto a spendere.

Ma cosa mostrare al pubblico estero? Cioè quali saranno i messaggi che dovremmo veicolare? Intanto nei messaggi pubblicitari è buona cosa nominare il nostro Made in Italy. Sempre “marchio” molto apprezzato in terra estera.

Il messaggio dovrà essere preciso e chiaro di ciò che stiamo proponendo oltre a recare anche un invito all’azione: richiedi un preventivo, acquista, ecc.

Per esempio se la tua azienda produce ombrelli dovrai predisporre un messaggio che di massima dovrà “suonare” così:

  • Produzione Ombrelli
  • Produciamo ombrelli Made in Italy
  • Richiedi un preventivo personalizzato!

E le nostre pagine di destinazione? Cioè una volta intercettato il potenziale cliente attraverso il banner pubblicitario a messaggio mirato collegato a specifiche parole chiave di ricerca, cosa mostrare della nostra attività? Come descriverla? Cosa dire del nostro prodotto?

Da evitare in generale il sito istituzionale; ancora peggio se abbiamo solo un sito web in lingua per esempio inglese e ci troviamo a cercare nuovi clienti in Germania e o in Francia.

Create invece un mini sito mirato, nella lingua del Paese, solo per lo specifico prodotto che volete promuovere descrivendo benefici che apporterete al potenziale cliente. Oppure integrate nel vostro sito istituzionale una pagina dedicata (in gergo landing page) che sarà promossa (lei e soltanto lei) nei circuiti di visibilità.

In un caso o nell’altro gli ingredienti, per giocarci tutte le nostre possibilità di incentivare il potenziale cliente a contattarci una volta portato attraverso i banner pubblicitari mirati a leggere la nostra pagina di destinazione, saranno:

  • dimostrare da subito che il potenziale cliente è entrato veramente nella pagina che fa per lui per esempio inserendo un titolo della stessa che richiami il nome del prodotto o servizio offerto da parte vostra;
  • inserire una o più foto in sequenza del prodotto o che richiamino l’idea del servizio offerto;
  • aprire la pagina con un paragrafo introduttivo del tipo: se stavi cercando (nome del prodotto/servizio) allora qui troverai l’offerta giusta per te….
  • elencare dettagliatamente i benefici del prodotto. Cos’ha di particolare il vostro prodotto rispetto a quello offerto dalla vostra concorrenza? Oppure: perchè il servizio che offrite è più efficace di quello della Vostra concorrenza?
  • inserire altre foto prodotto abbinate alle caratteristiche tecniche dello stesso;
  • presentare e descrivere accuratamente la vostra realtà aziendale;
  • presentare la vostra offerta commerciale;
  • spiegare come rivolgervi a voi per chiedere informazioni e/o acquistare;

Se costruirai la pagina di destinazione del visitatore in questa maniera e dietro ad essa vi sarà veramente ciò che stai descrivendo in merito agli elementi distintivi e di qualità che differenziano la tua azienda e prodotto rispetto alla tua concorrenza, avrai fatto molto più della media di ciò che fanno gli altri competitors e le possibilità di aprirti uno spazio in quel mercato saranno molto buone sino, nei casi pià riusciti, a vendere stabilmente all’estero.

Ricevuti i contatti si aprirà la trattativa commerciale che ti ricordo avverrà nella lingua del Paese. Per cui anche questo aspetto dovrà esser messo in conto sia in fase di progettazione del tuo mini sito (no numeri di telefono se non hai un traduttore interno pronto a rispondere) sia per quanto attiene alla trattativa commerciale.

A quel punto potrai verificare il tipo di risultato ottenuto per esempio attraverso una campagna promozionale di circa un mese. Se riceverai dei primi buoni contatti sui quali lavorare vorrà dire che il terreno è fertile per i tuoi prodotti/servizi offerti.

Potrai quindi valutare la prosecuzione della campagna apportando aggiustamenti e miglioramenti alla stessa sulla base dei risultati ottenuti per le varie parole chiave di ricerca e banner pubblicitari messi in campo. Oppure potrai aggiungere altre strategie di posizionamento per incrementare il traffico mirato al tuo mini sito in lingua (social network, posizionamento organico, ecc.).

Se al contrario dopo aver fatto per bene tutte queste fasi di lavoro non ottieni risultati si aprono due scenari:

  • o il mercato di riferimento di quel Paese non trova appetibile la tua offerta e quindi va migliorato qualcosa della stessa;
  • oppure effettivamente non c’è spazio di manovra nello stesso mercato e quindi se hai veramente fatto tutto correttamente non ti rimarrà che prenderne atto;

Di solito però un’attenta analisi di mercato iniziale (competitors e richieste effettive di mercato per il nostro prodotto) diminuiscono fortemente questo ultimo tipo di rischio.

Per riepilogare questi sono in estrema sintesi gli elementi costitutivi di una campagna promozionale per cercare nuovi clienti all’estero:

  1. analisi di mercato a partire dalla versione estera di Google (in Germania per esempio da effettuarsi in www.google.de);
  2. creazione di una campagna Google adwords posizionando a pagamento le parole chiave di ricerca che si ricollegano al nostro business e che, dalla ricerca di mercato, abbiamo verificato avere in terra estera un significativo numero di richieste medie mensili;
  3. creazione di un mini sito in lingua estera con pagina di destinazione strutturata secondo elementi di comunicazione persuasiva; oppure integrazione all’interno del nostro sito istituzionale di una nuova pagina di destinazione appositamente creata allo scopo;
  4. collegamento tra campagna banner, termini di ricerca più richiesti e pagina di destinazione creata;